IPAZIA E IL LIBERO PENSIERO
Ipazia, una figura che affiora dal passato tra mito
e storia.
Visse a cavallo del 400 d.c. in Alessandria
d'Egitto, megalopoli dell'epoca, città multietnica, multiculturale e
multireligiosa; città dalla prestigiosa tradizione culturale, ma anche segnata
da disordini e violenze, dal contrasto tra la nascente Chiesa (Cirillo vescovo
di Alessandria) e il potere imperiale (Oreste Prefetto augustale di
Alessandria); ma laceranti dissidi serpeggiavano anche tra gli stessi cristiani
con reciproche accuse di eresia e settarismo.
Si era stabilito un patto tra la Chiesa cattolica e
l'Impero romano oramai al tramonto che prevedeva l’abolizione del paganesimo,
ovvero dei culti tradizionali, delle biblioteche, ostracismo della scienza e
degli scienziati e annullamento del libero pensiero; al Concilio di Cartagine
del 411 d.c. fu fatto divieto a tutti, vescovi compresi, di studiare
Aristotele, Platone, Euclide, Tolomeo, Pitagora etc. Durante il Concilio di
Efeso (431 d.c.) i monaci parabolani arrivarono a bastonare alcuni vescovi
dissidenti rispetto alle posizioni del loro vescovo Cirillo. Questo il contesto
socio culturale nel quale muove i suoi passi Ipazia, quale dotta studiosa di
matematica, astronomia e filosofia, docente della prestigiosa scuola
alessandrina d'ispirazione ellenica; purtroppo nulla delle sue opere autografe
ci è pervenuto ma solo testimonianze indirette di Socrate scolastico,
Filostorgio e Damascio.
Scrive Filostorgio: “Ella giunse a un tale grado di
cultura che superò di gran lunga tutti i filosofi suoi contemporanei per la
magnifica libertà di parola ed azione, che le veniva dalla sua cultura.
Accedeva in modo assennato anche al cospetto dei capi della città e non era
motivo di vergogna per lei lo stare in mezzo agli uomini. Infatti, a causa
della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente e
provavano verso di lei un timore reverenziale. Ella riteneva che qualunque
religione, qualunque dogma, fosse un freno alla libera ricerca.
E ciò in un contesto dove solo il vescovo cristiano
doveva avere il monopolio della “parrhesia”, ovvero libertà di parola e azione.
La nascente religione cristiana, a differenza di
quella greco-romana o egizia, non ammetteva una donna come Ipazia, dal libero
pensiero, dotta, maestra, che aveva parole autorevoli per tutti. Rifiutò di
convertirsi al cristianesimo e morì nel marzo del 415 d.c. lapidata dai monaci
parabolani.
Jung sostiene che l'uomo libero accetta la propria
ignoranza e cerca di superarla con ragione e sentimento; il credente cerca di
superare i limiti posti dall'ignoranza e le paure che ne derivano rimettendosi
in una divinità indulgente e misericordiosa, sì da sentirsi protetto e
perdonato per i propri errori, rinunciando così alla facoltà di essere
responsabile di se stesso e delle proprie azioni.
E la barbarie del fondamentalismo religioso non ebbe
fine: una tra le tante vittime fu Giordano Bruno mandato al rogo, lui che
scriveva “Esistono innumerevoli soli, innumerevoli terre ruotano attorno a
questi, similmente a come i sette pianeti ruotano attorno al nostro Sole.
Questi mondi sono abitati da esseri viventi”. Comunque, in realtà, Ipazia,
Giordano Bruno e quanti altri non sono morti; essi vivono e parlano con le voci
dei grandi filosofi dell'antichità ma anche con le voci di Galileo, Newton,
Einstein,
Heisenberg etc
E oggi? Oggi ci siamo avviati a una fase di
imbarbarimento della società a causa del cinismo dei potenti che si ergono a
novelli faraoni pensando di scrivere la storia che invece è scritta dall'alta
Finanza. Per contrastarli dovremmo anzitutto curare
la scuola, la cultura, l'educazione dei giovani perché sono questi i fattori
che ci regalano il libero pensiero e la capacità di difendere i diritti.
La cultura crea cittadini consapevoli, personalità
armoniose, uomini e donne capaci di pensare, di partorire idee originali,
esseri dal libero pensiero difficilmente condizionabili.
Nel contesto di una famosa opera teatrale sulla vita
di Galileo si legge “sventurata la terra che ha bisogno di eroi”; ed altro,
“sventurati quei popoli che non pensano, perché, così facendo, arrivano a
desiderare che altri pensino e provvedano per loro”.
Ciò sta accadendo a livello planetario.
