In un recente articolo Leopoldo Fabiani scrive che
le tre Sorelle se la passano male: la Libertà è negata a molti popoli, la
Fraternità è a rischio là ove arrivano profughi e migranti, ma chi se la passa
proprio male è l'Uguaglianza.
E, in effetti, la disuguaglianza si diffonde quasi
fosse una pandemia se è vero che l'1% detiene circa il 50% della ricchezza
globale.
Thomas Piketty nel suo trattato “Il capitalismo nel
XXI secolo” scrive che per fortuna non si è verificata la visione apocalittica
di Marx, ovvero una diffusa proletarizzazione, ma nemmeno la previsione
ottimistica di quanti sostenevano che il capitalismo avrebbe innescato una
sorta di distribuzione automatica della ricchezza. Aggiunge che la
disuguaglianza è insita nel capitalismo ma che è passibile di correttivi
attraverso conoscenza e formazione.
Negli anni '70 si fronteggiavano il capitalismo
renano franco-tedesco, impostato al benessere della nazione, grandi opere
infrastrutturali, grandi aziende di stato, e il capitalismo anglo-americano
impostato all'individualismo. Vessilliferi ne furono poi Reagan e la Thatcher e
con l'avvento dell'ingegneria finanziaria il neoliberismo ha prodotto
stagnazione, guerre, populismi, minando coesione sociale e gli stessi valori
sui quali si fonda la democrazia; non a caso sono scomparsi gli statisti ed
emersi i leadir e i partiti del capo. Un importante pilastro sul quale si
sorregge il neoliberismo è il consumismo di beni strumentali, ma anche di terra,
aria , acqua e quindi dei valori tradizionali.: la lettera Enciclica
“Laudato si'”del grande Papa Francesco ne è
autorevole testimone.
Il neoliberismo, con tutte le sue implicazioni, ha
lavorato sulle nostre coscienze inducendoci a una sorta di tolleranza verso noi
stessi; ci ha indotti a non essere rigorosi custodi dei valori tradizionali, a
godere acriticamente di ogni bene che il mercato ci offre, a sentirci
autorizzati a dire la qualunque su qualsivoglia argomento; ci ha massificati in
un nuovo modello antropologico; la cultura popolare è stata spazzata via dalla
cultura di massa e viviamo in una sorta di ghetto culturale. E gli intellettuali
hanno veramente assolto alla loro funzione etica? I cittadini dovrebbero
trasformarsi in novelli Diogene e illuminare i vicoli bui con la propria
lanterna, dovrebbero, a cominciare dalla scuola, stimolare lo spirito critico,
recuperare la propria individualità che nulla ha da spartire con
l'individualismo, riaprire la coscienza ai veri valori, riscoprire l'etica
sociale…
