2 MAGGIO 2017 . NINO ARICO'. LE RADICI DELL' ODIO


Erdogan ha definito nazista il governo tedesco, e non solo, che vietava i comizi a favore del novello
Sultano; ma qual’ è il significante di tale termine oggi?

L'ideologia nazi-fascista si basava su un concetto cardine: la superiorità biologica della razza ariana, ignorando più o meno volutamente che non la razza ma la condizione sociale determina l’individuo. Nel linguaggio contemporaneo invece il termine “nazifascismo” ha assunto un significato polemico e spregiativo, travalicando il suo significato storico e politico; ci si riferisce per lo più a un atteggiamento xenofobo, ovvero a un atteggiamento dettato da una sorta di paura verso una ipotetica categoria sociologica che può essere individuata in un gruppo etnico che esprime una cultura considerata aliena. In tutta Europa i turchi con diritto di voto sono poco meno di tre milioni e due terzi hanno votato a favore della riforma voluta da Erdogan; e gli altri? Sono turchi di origine curda e turchi integrati nella società europea e alcuni anche con notevole successo nel mondo dell'arte, della letteratura, dell'imprenditoria e persino in politica, tant'è che alcuni parlamentari del Governo tedesco sono di origine turca. Cosa ha convinto quei due terzi a votare pro Erdogan? L'identità perduta, spesso generata da dinamiche sociali che portano emarginazione e ghettizzazione; identità che Erdogan ha saputo orgogliosamente rinverdire. Fatto sta che nel sentire comune al tradizionale concetto di razzismo biologico si è affiancato un nuovo genere di razzismo: la discriminante etnica che pervade non solo il privato cittadino ma anche apparati istituzionali. In questo stesso contesto di dinamiche sociali trova spiegazione la scelta di tanti giovani di pura etnia europea o discendenti di ex sudditi coloniali che benché di seconda o terza generazione, nati, cresciuti e scolarizzati in Paesi europei, scelgono il martirio. Dunque il discorso ha prevalentemente una sua vertenza etnica e sociale che porta a emarginare persone che non hanno accesso al benessere o che, quand'anche hanno accesso al benessere, sentono di essere considerati “diversi” e “per sempre stranieri”, complice la secolarizzazione dei costumi occidentali generata in buona parte da un neoliberismo becero e darwiniano. Ne consegue che non poca responsabilità è da ascrivere a una parte di comuni cittadini europei che, istigati da un opportunistico populismo, fanno sentire la propria intolleranza, se non disprezzo, ai tanti stranieri che “rubano il lavoro” , che colonizzano le nostre piazze; quelle stesse piazze che un tempo erano luogo di ritrovo ,di svago e di socializzazione per noi autoctoni e che abbiamo abbandonato in tanti; alcuni per non mescolarci a questi “diversi”, spingendoli così a formare rancorose comunità chiuse ,altri perché amano rifugiarsi nello spazio virtuale e impersonale costruito dai social.
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