Infatti l’ideologia razzista sottesa al nazismo non è sparita si è solo trasformata in etnicismo la cui genesi affonda le radici nel fenomeno migratorio.
In tempi recenti la genetica ha scoperto che tracce di DNA sono comuni a esseri umani che vivono agli antipodi da sempre e dunque non essendo più sostenibile scientificamente la teoria razziale, che, per altro aveva già improntato di sé il darwinismo sociale, al razzismo è stato sostituito l’etnicismo che rappresenta una buona carta da giocare sul tavolo delle ideologie nazionaliste dell’Occidente; la conseguenza è che nella sfera politica l’appartenenza etnica imprigiona l’altro in una dimensione di assoluta alterità culturale, politica ed economica.
Sfruttamento neocoloniale e guerre generano grandi utili tant'è che gli attori che partecipano alla distruzione poi si spartiscono la ricostruzione ma spengono vite e speranze e inducono una moltitudine di essere umani a cercare casa in un altrove; ma politiche predatorie e guerre sono così lontani dai nostri confini da non suscitare in noi una tale indignazione che ci spinga a mobilitarci; siamo assuefatti e non ci accorgiamo di come le politiche contemporanee, pur di avere campo libero, svuotano di ogni contenuto le istituzioni nazionali e internazionali che erano nate per garantire al umanità pace e giustizia; politiche che vivono facendosi scudo di un diritto contraddittorio e paradossale, incapaci di offrire universalmente tutela, diritti e libertà. I protagonisti di tali nefandezze per acquisire sempre più consenso e mantenere il potere devono convincere il popolo, che li ha eletti della bontà o necessità ineludibile di tali azioni sostenendo che sono state messe in atto proprio per proteggere il popolo stesso. Nelle democrazie occidentali post ideologiche il consenso si ottiene attraverso processi di persuasione occulta propinati con accattivante sorriso o piglio autoritario; il primo passaggio consiste nel far germogliare nel popolo uno “stato di spirito”, ovvero una postura culturale dalle determinate finalità nascoste. Un metodo dettato dalla scienza del consenso consiste nel buttare in pasto al popolo un pericolo pubblico collettivo, creato e amplificato ad hoc: ed ecco che si staglia all’orizzonte il grande affabulatore nelle vesti dell’uomo forte, e blasfemamente si erge a strumento della
Divina Provvidenza.
Un altro metodo si basa sulla “coincidenza degli opposti”: la nascente elise autoritaria piuttosto che affrontare con cognizione, responsabilità e rigore le problematiche nascenti, innesca il seme della discordia tra ricchi e poveri, tra autoctoni e barbari poveri, tra” e “sinistra”, tacendo volutamente che le dittature comuniste e fasciste sono i due volti della stessa medaglia e il popolo si divide e si schiera come tifosi allo stadio e accade che chiama i fucili si sente superiore a chi non li ama e viceversa, ignorando che il fine ultimo è la conquista del potere da parte di una elise che dichiara bugiardamente di agire per il bene comune.
Purtroppo tali pratiche trovano terreno fertile perché il concetto di popolo tende a essere sempre più evanescente per mutamento antropologico dell’individuo e oggi più che di popolo si dovrebbe parlare di massa dal greco “maza” ovvero impasto e da qui impastare, manipolare, pratica divenuta usuale con l’avvento della scienza del consenso la cui efficacia è direttamente proporzionale al basso livello culturale .la recente rapporto CENSIS sostiene che siamo un popolo di sonnambuli in seno al quale abbondano gli analfabeti funzionali, ovvero persone che non leggono o non capiscono ciò che leggono.
Dunque in tanti vaghiamo nel buio inconsapevoli di ciò che accade attorno a noi; e ci si chiude nel personale recinto protettivo inconsapevoli di essere sotto la dittatura di una informazione falsa e bugiarda, ci sommergono di espedienti dialettici incomprensibili ai più pur di poter codificare una limitazione dei diritti e della libertà decisionale dei cittadini perché li si vuole docili sudditi r non esseri dotati di pensiero critico, tant’è che scuole e università gareggiano nel proporre corsi di natura tecnico-scientifica, in sostanza devono sfornare prestatori d'opera, gente che sa fare un mestiere; per contro gli studi umanistici non si adattano bene all’individualismo di stile anglosassone ispirato dal neoliberismo che ha instillato nella coscienza popolare competizione e guadagno, ponendo quindi l’uomo al servizio dell’economia. Impegniamoci dunque a saper distinguere il vero dal falso, il bene dal male perché se la peste si è spenta, l’infezione serpeggia tutti ora in modo subdolo per non destare allarmismo e il silenzioso passaggio da democrazia a democratura è già in atto.
La democrazia si nutre della partecipazione attiva e costante, se ciò viene meno subentra il pensiero unico.
N.A.
