A proposito di religione

 Gesù è stato un gigante, un dono immenso che l’umanità non ha saputo apprezzare nella sua interezza.


Da ragazzo la lettura del Vangelo mi rapiva; poi, da adulto, ho voluto capire chi fosse Gesù immerso nell’humus socio-culturale della sua epoca, da dove scaturisse quel messaggio d’amore che lo portò sulla Croce. 

La mia voleva essere — pur non essendo io un esperto e con tutti i limiti dell’autodidatta — una ricerca storico-antropologica. Così scoprii che non esisteva il Vangelo, ma i Vangeli canonici e apocrifi, a partire dal Concilio di Nicea e per tutto il I-II secolo in avanti, fino alle scoperte avvenute anche in tempi recenti.

La storiografia si basa su dati certi e oggettivi, e purtroppo i vari autori discordavano tra loro su molti punti; tuttavia, spigolando tra l’uno e l’altro, mi è stato possibile farmi un’idea di chi fosse Gesù. È però la mia idea, che prescinde dal dato storico, argomento sul quale illustri studiosi — a partire da Flavio Giuseppe — si sono cimentati nel corso dei secoli senza pervenire a un risultato univoco e definitivo.

Gesù l’ebreo era un mistico intransigente in materia religiosa: aveva, come testimonia il Padre Nostro, un rapporto diretto con Dio e non mediato. Personalità complessa, non sempre compresa neppure dai suoi discepoli, si esprimeva attraverso parabole intrise di metafore e, talvolta, di accenni esoterici. Intendeva piantare negli esseri umani il seme di valori spirituali che portassero all’edificazione di una società rinnovata, a misura di Dio. Infatti invitava quanti volessero seguirlo ad abbandonare famiglia e parenti per sradicarli dalla consuetudine imperante che la società del tempo portava in dote: iniquità, ingiustizia, cattiveria, cupidigia, odio, sete di potere, ecc. E pare di essere, ancora oggi, agli stessi punti.
Dunque una fede immensa nei dettami divini, non immune da effetti politici.

Ma per raggiungere un tale risultato era necessario che gli uomini affrontassero una catarsi interiore che li purificasse, a partire da un processo di iniziazione: il battesimo. Credo che l’incontro con il Battista sia stato determinante nella sua formazione; infatti lo seguì a lungo, fino al suo errare nel deserto, dove dovette affrontare la lotta tra il bene e il male.
Vinse sul male perché quella scintilla divina che arde in ognuno di noi, in lui era diventata una fiamma poderosa che illuminava il suo cammino.

Ed ecco, a mio parere, il messaggio che ci ha lasciato il Gesù ebreo: ognuno di noi nasce crisalide, ma può divenire stupenda farfalla. Solo alti livelli di consapevolezza consentono, in qualche misura, l’esercizio del libero arbitrio, negato ai più.

Il Gesù cristianizzato porta in sé questo messaggio, ma — a mio avviso — con incerta fortuna: il cristianesimo, nel corso dei secoli, si è manifestato in diversi rivoli. Le religioni monoteistiche portano in sé il seme del fondamentalismo perché ciascuna ritiene di essere portatrice del Vero, tant’è che i primi cristiani, da perseguitati, divennero poi persecutori; basti pensare al potere temporale dei Papi.

Gesù non chiedeva che, là dove compiva miracoli, venissero edificati templi come luoghi di culto, memori peraltro dei culti misterici dell’antica Roma; detestava i centri di potere.
La modalità del suo concepimento — per come intesa in età ellenistica quale segno di purezza —, le varie interpretazioni teologiche e il tentativo di ricondurre ogni sua azione a eventi profetizzati non aggiungono nulla alla sua poderosa e immensa figura storico-religiosa-politica.

Di recente un autore, Biglino, che ha tradotto la Bibbia per le Suore Paoline, sostiene — a torto o ragione — che in una traduzione letterale rigorosa della Bibbia non appaia mai il nome di Dio e che di Yahvè ne esistessero più di uno. Ma anche tutto ciò passa in secondo piano di fronte al messaggio di Gesù per come i Vangeli ce lo hanno tramandato.

Tutte le religioni hanno in comune la stessa radice: il senso del sacro, che porta al trascendente, e che reciprocamente si alimentano. Ed ecco perché, a domanda, risponderei di essere cattolico, islamico, ebreo, buddista, ecc.: posizione indispensabile per chi aspira a un vero e proficuo dialogo interreligioso, al fine di promuovere autentica tolleranza e rispetto reciproco, pur evitando di cadere nel sincretismo.

N. A.

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