Gesù è stato un gigante, un dono immenso che l’umanità non ha saputo apprezzare nella sua interezza.
Da ragazzo la lettura del Vangelo mi rapiva; poi, da adulto, ho voluto capire chi fosse Gesù immerso nell’humus socio-culturale della sua epoca, da dove scaturisse quel messaggio d’amore che lo portò sulla Croce.
La mia voleva essere — pur non essendo io un esperto e con tutti i limiti dell’autodidatta — una ricerca storico-antropologica. Così scoprii che non esisteva il Vangelo, ma i Vangeli canonici e apocrifi, a partire dal Concilio di Nicea e per tutto il I-II secolo in avanti, fino alle scoperte avvenute anche in tempi recenti.
La storiografia si basa su dati certi e oggettivi, e purtroppo i vari autori discordavano tra loro su molti punti; tuttavia, spigolando tra l’uno e l’altro, mi è stato possibile farmi un’idea di chi fosse Gesù. È però la mia idea, che prescinde dal dato storico, argomento sul quale illustri studiosi — a partire da Flavio Giuseppe — si sono cimentati nel corso dei secoli senza pervenire a un risultato univoco e definitivo.
Ed ecco, a mio parere, il messaggio che ci ha lasciato il Gesù ebreo: ognuno di noi nasce crisalide, ma può divenire stupenda farfalla. Solo alti livelli di consapevolezza consentono, in qualche misura, l’esercizio del libero arbitrio, negato ai più.
Il Gesù cristianizzato porta in sé questo messaggio, ma — a mio avviso — con incerta fortuna: il cristianesimo, nel corso dei secoli, si è manifestato in diversi rivoli. Le religioni monoteistiche portano in sé il seme del fondamentalismo perché ciascuna ritiene di essere portatrice del Vero, tant’è che i primi cristiani, da perseguitati, divennero poi persecutori; basti pensare al potere temporale dei Papi.
Di recente un autore, Biglino, che ha tradotto la Bibbia per le Suore Paoline, sostiene — a torto o ragione — che in una traduzione letterale rigorosa della Bibbia non appaia mai il nome di Dio e che di Yahvè ne esistessero più di uno. Ma anche tutto ciò passa in secondo piano di fronte al messaggio di Gesù per come i Vangeli ce lo hanno tramandato.
Tutte le religioni hanno in comune la stessa radice: il senso del sacro, che porta al trascendente, e che reciprocamente si alimentano. Ed ecco perché, a domanda, risponderei di essere cattolico, islamico, ebreo, buddista, ecc.: posizione indispensabile per chi aspira a un vero e proficuo dialogo interreligioso, al fine di promuovere autentica tolleranza e rispetto reciproco, pur evitando di cadere nel sincretismo.
N. A.
