L’ARTE COME STRUMENTO DI INCLUSIONE



Per quanto possa apparire paradossale, è proprio nell’arte che va cercata la genesi della cultura dell’esclusione dei “diversi”.

Nella Grecia arcaica l’arte era technè e vigeva il principio del kalòs kai agathòs, sintesi di bellezza e bontà, considerato l’unico valore estetico degno di essere vissuto.
L’essere umano bello esteriormente non poteva che essere buono e virtuoso interiormente; per contro, nel deforme non poteva che albergare l’iniquità e, dunque, egli andava escluso dal consesso umano.

Il mito vuole che Efialte, il pastore che tradì Leonida alle Termopili, fosse deforme.
Tale valore estetico permeava pittura, scultura e architettura, e nella Grecia classica Fidia ne fu il massimo esponente: la statua di Zeus nel tempio di Olimpia, l’Atena sui frontoni del Partenone, l’Afrodite: tutte le sue opere esprimono serenità, armonia, equilibrio.

Questa cultura sopravvisse a lungo e la ritroviamo in innumerevoli opere artistiche disseminate nei secoli, basti pensare al Mosè o al Davide di Michelangelo, a Donatello, poi Bernini, Canova, fino ad arrivare al culto della razza ariana nella fase nazifascista, che esaltava l’essere alto, biondo, in perfetta forma fisica, escludendo chi si discostava da tale canone estetico.

Per contro, bisogna ricordare Lombroso che, descrivendo i tratti quasi scimmieschi dei meridionali, concludeva che tali esseri non potessero essere che sporchi, cattivi, crudeli.
Dunque, il culto del bello esteriore era considerato tutt’uno con la bellezza interiore.

L’arte da sempre comunica e suscita profonde emozioni; basti pensare alla sacralità ispirata dalle cattedrali gotiche.
L’arte moderna, a partire dal XX secolo, operò una decostruzione culturale: con il rientro dei reduci della Grande Guerra, invalidi o mutilati, andò sviluppandosi una nuova percezione della realtà che restituiva dignità e rispetto ai disabili in genere. Tale atteggiamento fu influenzato anche da importanti artisti essi stessi disabili, e ciò si ritrova nella pittura, nella scultura, nell’architettura, nel cinema, nei murales.

L’arte ha sempre avuto il ruolo di suscitare emozioni, offrire idee e concetti che fanno riflettere, poiché comunica messaggi socio-politici e innesca un dialogo interculturale. Gli artisti propongono i loro punti di vista sui temi sociali più disparati — dalla giustizia sociale all’ecologia, all’inclusione per i disabili e non solo — contribuendo così a sensibilizzare e a “muovere” l’opinione pubblica.

Ma il kalòs kai agathòs è davvero scomparso?

N.A.

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